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Elisa Veronesi, ricercatrice in italianistica presso l’Università di Nizza, racconta sulla rivista bilingue “Simposio Italiano” l’incontro letterario che avemmo nel 2022.

Enzo Barnabà siciliano di origine, storico, africanista e scrittore è stato professore di francese in diverse scuole superiori in Italia e addetto culturale in molte ambasciate all’estero. Da oltre trent’anni vive a Grimaldi, ultima frazione italiana prima del confine italo-francese. È autore di diversi libri editi dall’editore Infinito, tra i quali “Morte agli italiani” sul massacro degli italiani ad Aigues-Mortes, alcuni libri che raccontano la Belle Époque sulla riviera ligure e la figura di Serge Voronoff e nel 2019 ha pubblicato “Il passo della morte. Storie e immagini di passaggio lungo la frontiera tra Italia e Francia”[1]. Grande conoscitore dell’Africa ha inoltre scritto un romanzo sul viaggio di una donna ivoriana “Il viaggio di Cunégonde” e pubblicato una raccolta di racconti “africani” insieme all’economista e studioso francese Serge Latouche.
Lo incontro tra Mentone e la sua abitazione di Grimaldi per parlare di alcuni dei suoi libri e della situazione che si vive al confine italo-francese.
“Il mio paese è Grimaldi e la mia città è Mentone” mi dice Enzo al telefono citando il suo amico Cédric Herrou, contadino della Vallée de la Roya noto per il suo impegno umanitario nei confronti dei migranti. Ed è proprio a Mentone che ci incontriamo in una soleggiata domenica di gennaio e pranziamo nella pizzeria dello chef stellato Mauro Colagreco, scartando tuttavia, da bravi italiani, l’idea di una pizza per pranzo e optando per altre opzioni del menu. Mangiamo al sole, chiacchieriamo come se ci conoscessimo da anni, mentre la verità è che io ho incontrato i libri di Enzo sì e no un mese fa e mi sembra ancora bizzarro essere qui a parlare con lui oggi. Lo ascolto raccontarmi le sue avventure italiane tra Parma, Belluno e Ventimiglia, rievocare gli anni Settanta a Reggio Emilia quando fu mandato dal PCI di Belluno a ritirare dei quadri nella sede reggiana del Partito, Palazzo Masdoni. Perché Enzo ha una parola e una storia “locale” per tutti, saluta le signore in veneziano, e, conoscendo le mie origini “reggiane”, rievoca i nomi dei morti di Reggio Emilia sulle note della canzone di Fausto Amodei e scherza sulla storica rivalità tra la città del Tricolore e la vicina Parma. Si potrebbe discutere con lui per ore degli argomenti più disparati, dalla storia all’antropologia, dalla linguistica alla geografia: uno storico, mi dice, deve conoscere bene il funzionamento e la storia del linguaggio, perché il linguaggio, se ne seguiamo le tracce, ci racconta moltissime storie.
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