
Cent’anni fa il medico russo acquistava a Ventimiglia una villa dove eseguire i trapianti da animale a uomo. Ascesa e caduta del pioniere che sfidò la medicina tradizionale
di Giuseppe Benedini – Corriere della Sera
«Ciò che connota il nostro secolo sono i grattacieli americani e le operazioni di Voronoff». Questa osservazione, forse ironica, attribuita a Curzio Malaparte, sintetizza il giudizio dell’epoca su Serge Voronoff.
Tra gli uomini più famosi al mondo negli anni Venti, chirurgo simbolo delle ambizioni e delle stranezze della medicina di inizio Novecento, Voronoff è stato un «dottor Frankenstein» ossessionato dalla ricerca dell’eterna giovinezza e un acclamato scienziato visionario che sfiorò anche il Nobel; ma anche un amante della bella vita, protagonista del jet-set tra la Costa Azzurra e la Riviera dei Fiori e noto giocatore d’azzardo.
Il mito dell’eterna giovinezza
Nato in Russia nel 1866 con il nome di Sergej Abramovič Voronov, di origini ebraiche, fu costretto a fuggire in Francia insieme alla famiglia nel 1885 a causa della svolta reazionaria del governo dello zar Alessandro III, il quale, salito al potere dopo l’attentato anarchico che uccise Alessandro II, era convinto che gli ebrei fossero implicati nella morte del suo predecessore e diede il via a una violenta campagna antisemita.
«L’antisemitismo strisciante mi costringerà a inghiottire non pochi bocconi avvelenati e farà subire duri colpi all’amore per la Francia che avevo nutrito in Russia», scrive Enzo Barnabà nella biografia in prima persona di Voronoff Il sogno dell’eterna giovinezza (Infinito edizioni).
È nel sogno dell’eterna giovinezza che Voronoff trova il suo scopo. Giunto a Parigi deve prima conseguire i diplomi di maturità francesi, quello scientifico e quello letterario: il primo lo supererà in pochi mesi, per il secondo, rallentato dall’apprendimento di una lingua a lui straniera, ci vorranno due anni. Nel 1888 si iscrive alla facoltà di Medicina a Parigi dove è discepolo di Jules-Emile Péan, illustre chirurgo e inventore della pinza emostatica che diede contributi significativi al futuro della chirurgia ginecologica e addominale.
Laureatosi nel 1893, su suggerimento di Péan diventa il chirurgo personale del kedivé d’Egitto, Sua Altezza Abbas Hilmi II, che regna sul suo Paese in nome dei turchi, ma manovrato dagli inglesi. Organizza il primo congresso medico nella storia egiziana nel 1902, e qui inizia a interessarsi agli effetti delle castrazioni sugli eunuchi e a sviluppare un interesse per il ruolo delle gonadi e degli ormoni nella vitalità e nell’invecchiamento, punto focale delle sue future ricerche.

La villetta, lo zoo e il bandito
Vedovo nel 1910 dopo la morte della prima moglie Marguerite Barbe, sposata nel 1897, torna in Europa nel 1912 dopo un viaggio di alcuni mesi a New York e gli studi nella clinica di Alexis Carrell, suo amico e collega, premio Nobel per la Medicina nello stesso anno ed esperto di trapianti d’organi, e organizza un laboratorio di ricerca parallelo alla sua attività di chirurgo a Nizza e accanto alla villetta dove vive fa costruire un piccolo «zoo». Così iniziano i primi esperimenti: «Sono ottimista» scrive, «la conformazione anatomica dell’utero delle pecore mi consentirà certamente di superare gli ostacoli che ho trovato nella sperimentazione con quelli delle cagne».
Ma Voronoff vuole passare al livello successivo. Nel 1912 la polizia cattura alcuni componenti della banda Bonnot, un gruppo di anarchici che aveva messo a ferro e fuoco Francia e Belgio. Uno di loro è Raymond Callemin, detto «la Science» per la sua passione letteraria, il quale, condannato a morte, mette il proprio corpo a disposizione della scienza.
Voronoff si presenta dal procuratore di Parigi per chiedere l’autorizzazione a prelevare uno dei reni di Callemin e trapiantarlo su una ragazza diciannovenne devastata dalla tubercolosi. Il permesso a operare, però, non arriverà perché «se Callemin morirà sotto i ferri non sarà possibile eseguire la condanna, ma se l’operazione va per il meglio allora agli occhi della società si trasformerà in un benefattore e questo non è ammissibile». La diciannovenne morirà, Callemin sarà giustiziato.
La tiroide dello scimpanzé
Voronoff non dovrà aspettare molto, però, prima che un’altra occasione per sperimentare su corpi umani si ripresenti. Nel 1913 un padre gli si rivolge per risolvere il cretinismo (una patologia che comporta un deficit di sviluppo del cervello e altre patologie fisiche) del suo primogenito quattordicenne.
Per Voronoff non si tratta di un problema cerebrale, ma di una sindrome della tiroide. Il cervello non può funzionare senza l’ormone secreto dalla ghiandola tiroidea: la soluzione è il trapianto dell’organo. Ma di chi? Dopo aver tentato di convincere uno dei genitori a donare una delle «due ali della farfalla» (l’organo della tiroide ha forma di farfalla), Voronoff suggerisce che il trapianto possa funzionare anche con la ghiandola prelevata da uno scimpanzé. L’operazione viene effettuata da una équipe di 19 medici presenti come testimoni e si conclude con un successo.
Il buon esito dell’esperimento incoraggia le convinzioni di Voronoff secondo cuitrapiantare negli esseri umani tessuto ghiandolare da animali, soprattutto da scimmie, possa contrastare gli effetti dell’invecchiamento e ripristinarne il vigore e in particolare che le ghiandole sessuali siano la chiave per la giovinezza e la vitalità.

L’ostracismo degli altri medici
Passa alla pratica e negli anni della Grande Guerra si mette al lavoro per verificare la sua intuizione, e cioè che la polpa testicolare animale avrebbe un effetto positivo sul processo di rimarginamento delle ferite. Secondo quanto riporta lo stesso medico, gli esperimenti sugli animali funzionano. Nel 1919 presenta i risultati al 28esimo congresso francese sulla chirurgia: pacche sulle spalle, strette di mano e complimenti dai colleghi. Invita tutti al laboratorio per verificare la bontà dei suoi studi. Nessuno si presenterà.
Lo scetticismo e lo scherno dei suoi pari non incide sulla sua ambizione. Nel 1920 sposa in seconde nozze Evelyn Bostwick (che morirà un anno più tardi, nel marzo del 1921), figlia di un ricco dirigente della Standard Oil. La fortuna personale della moglie gli consente una notevole indipendenza finanziaria per proseguire le ricerche, così da spingersi ancora più in là con la sua pratica più famosa e controversa: inizia a trapiantare sottili fettine di tessuto testicolare di scimpanzé e babbuino nei testicoli di uomini. Voronoff afferma che questa procedura porta a una vasta gamma di benefici, tra i quali l’aumento della memoria, la diminuzione della fatica, maggiore appetito sessuale, prolungamento della vita e miglioramento generale della salute.
Voronoff prova anche il trapianto di ovaie di scimmia in donne per contrastare gli effetti della menopausa e persino un tentativo di inseminare una scimmia femmina, Nora, con sperma umano, che però non hanno successo.
Il trapianto di testicoli sul premio Nobel
I primi tentativi di trapianti testicolari, su un 45enne e su un prete 65enne, sono un fiasco. Ma Voronoff non si abbatte. Il terzo trapianto avviene su un 59enne affetto da una grave forma di gonorrea che gli aveva causato l’estinzione dell’attività sessuale e una depressione fisica e psichica.
Secondo la biografia di Barnabà, questa operazione, con gli innesti di frammenti testicolari di una scimmia sulle gonadi umane, si sarebbe conclusa in maniera soddisfacente, così come il quarto trapianto che sarebbe stato eseguito sullo scrittore premio Nobel Maurice Maeterlinck, e quello su un 74enne sir inglese, impotente da un decennio. «Quando lo vediamo dopo 8 mesi dall’operazione non crediamo ai nostri occhi: non è più obeso, la sua calvizie ha ceduto il posto a uno spesso strato di peli. Dice che si sente ringiovanito di vent’anni», scrive Barnabà.
La fama mondiale e l’oblio
Negli anni Venti e Trenta queste operazioni hanno enorme popolarità. Ricchi e famosi dell’epoca si sottopongono al trapianto e la stampa dà ampio spazio alle sue teorie, spesso in modo sensazionalistico.
Tuttavia, la comunità scientifica è fin da subito diffidente. Molti medici e ricercatori criticano la sua metodologia, la mancanza di prove scientifiche solide e la base teorica delle sue affermazioni; vengono poi sollevate preoccupazioni etiche riguardo all’uso di animali per questi esperimenti.
Con il progredire della ricerca endocrinologica, in particolare con la scoperta e la sintesi degli ormoni sessuali come il testosterone, diviene chiaro che gli effetti osservati da Voronoff (quando presenti) sono probabilmente dovuti a un effetto placebo o a una temporanea stimolazione ormonale non specifica data dall’introduzione di tessuto estraneo. Si scopre che il tessuto animale trapiantato viene in genere riassorbito dal corpo umano e non si integra funzionalmente. Negli anni Quaranta e Cinquanta, le pratiche di Voronoff cadono in discredito e vengono abbandonate dalla maggior parte della comunità medica.

Lo «villa delle scimmie» a Ventimiglia
Le pratiche di Voronoff che coinvolgono animali provocano sin dall’inizio controversie. La principale preoccupazione riguarda il trattamento e l’uccisione delle scimmie utilizzate per i trapianti. La cattura di primati selvatici è spesso brutale e molti muoiono durante il trasporto o in cattività. A procurargli gli animali sono anche i missionari in Africa che organizzano battute di caccia per laboratori tedeschi avidi di una merce rara. «Sin dal 1913 ho scoperto un deposito di pezzi di ricambio nel corpo delle scimmie superiori» scrive.
Il problema diventa quindi garantire la conservazione e la moltiplicazione dei primati. Nel 1925 inizia la ricerca per un luogo dove possa fondare la sua «fattoria di scimmie» e a Nizza lo indirizzano verso la località di Balzi Rossi, nella frazione di Grimaldi a Ventimiglia, sulla via Aurelia al confine italo-francese, dove è in vendita una villa con un parco immenso.
La villa, che agli albori contava solo un’antica torre detta «dei corsi» dove Voronoff installerà il suo studio, era stata costruita nella seconda metà dell’800 per James Henry Bennet, medico della corte inglese, che, colpito dalla tisi, ci sarebbe venuto ad abitare per beneficiare del sole e del clima ospitando anche la regina Vittoria nel 1882. Il castello può vantare anche un rigoglioso giardino con aranceti e palmeti, fichi d’India e roseti dove vivono uccelli esotici di ogni tipo. Un paradiso adatto alla sua insolita «mandria».
Voronoff in Italia
Acquistata la magione, Voronoff si affida a Charles Batelt, ex circense olandese esperto di fauna esotica, per completare il suo allevamento. Dal Sudan, dalla Guinea e dall’Etiopia arrivano circa un’ottantina di scimmie che formeranno la «fattoria» dalla quale il chirurgo raccoglierà gran parte del materiale per i suoi esperimenti.
Voronoff lavorerà tra il suo laboratorio di villa Grimaldi, la Francia e l’Italia fino al 1939 quando le leggi razziali lo costringeranno alla fuga, vista l’appartenenza alla religione ebraica. Insieme alla bellissima terza moglie Gerty, di quasi cinquant’anni più giovane, Voronoff si trasferisce a New York, ma le sue pratiche ormai sono il passato.
Alla fine della Seconda Guerra Mondiale torna in Italia dove trova castello Voronoff, già villa Grimaldi, sventrata dai bombardamenti. Il progetto è quello di restaurare la dimora ma il medico moriràa Losanna nel 1951, a causa di una banale caduta nella vasca da bagno. La villa sarà poi venduta dalla moglie Gerty, già risposata con il conte portoghese Gil da Foz, per ricavarne un residence di lusso che oggi, si dice, sia infestato dal fantasma di Voronoff e dalle sue urla in russo.

Conan Doyle, Bulgakov e Svevo
Le stravaganti pratiche chirurgiche di Voronoff hanno trasceso la medicina influenzando importanti autori letterari del Novecento. Il primo a ispirarsi al chirurgo franco-russo è Arthur Conan Doyle, l’inventore di Sherlock Holmes, il quale, nel racconto del 1923 L’uomo che camminava a carponi, presenta un professore che assume periodicamente un siero ringiovanente con effetti collaterali bizzarri.
Un riferimento satirico alla figura di Voronoff si può trovare anche nel chirurgo Preobraženskij che compie un trapianto di ghiandole sessuali umane sul cane protagonista del romanzo Cuore di cane di Michail Bulgakov. Il tema del ringiovanimento caro a Voronoff si ritrova anche nel racconto breve del 1928 di Italo Svevo La rigenerazione nel quale un anziano si sottopone a un’operazione nella speranza di tornare ragazzo.
Più di recente, Lorenzo Beccati ha ambientato il suo thriller storico La notte delle scimmie (Fratelli Frilli Editori) al Castello Voronoff, nel 1936, quando il medico è ancora impegnato nelle sue operazioni e la villa viene sconvolta da una inarrestabile catena di omicidi.
Cos’è il filetto alla Voronoff
Ma più che ai suoi fantascientifici trapianti o ai dotti riferimenti letterari, il chirurgo franco-russo deve la sua duratura memoria al celebre filetto alla Voronoff, la cui ricetta, apparentementeafrodisiaca (il piatto fa parte della cosiddetta «cucina erotica»), è caratterizzata dalla scenografica flambatura che fa evaporare l’alcool del brandy e dona alla carne quel peculiare colorito bruno e il retrogusto caramellato.
A Voronoff è stato dedicato anche il Monkey Gland (letteralmente «testicolo di scimmia»), un cocktail, si suppone ideato dal rinomato barman Harry MacElhone, tra i fautori del mito dell’Harry’s New York Bar di Parigi a cavallo tra gli anni Venti e Trenta, composto da gin, succo d’arancia, granatina e due gocce di assenzio.






Mi sembra opportuno segnalare un’inesattezza: in “Cuore di Cane” di Bulgakov, il chirurgo trapianta all’animale un cuore (non un testicolo) umano, creando così un essere ibrido, metà animale e metà umano. Purtroppo però, dato il comportamento anomalo della nuova creatura, deve nuovamente inserirgli il cuore animale.
Verissimo. Non tutto quanto l’articolo sostiene è esente da inesattezze. Grazie.