A volte gli odori ed i sapori hanno una forza
incredibile. Riescono a penetrare nei meandri più reconditi di quel
gomitolo grigio chiamato cervello e sollevano lembi che parevano
perfettamente cuciti, spalancando la porta a ricordi, sensazioni,
personaggi e luoghi che se ne stavano quietamente acquattati.
Marcel Proust ha consacrato la forza evocatrice delle madeleines,
piccoli biscotti panciuti da un lato e scanalati come conchiglie
dall'altro, e dopo di lui su questi biscotti sono stati versati fiumi
d'inchiostro.
Ma ognuno di noi ha le proprie madeleines, capaci di superare le
barriere del tempo con la leggerezza e la persistenza di un profumo e
di un sapore e di aprire una lunga teoria di ricordi.
A casa mia, ad esempio, lo spandersi nell'aria del delicato profumo di
una torta di pere rievocherà sempre, fino a quando questa particolare
torta continuerà ad essere ínfornata, la figura della bisnonna Irene,
così come il sapore della crema gíalla con le pesche scíroppate e 'TaggIassato"
con i funghi faranno rivivere attorno alla tavola da pranzo la nonna
Ave Maria, innescando ogni volta una serie di commenti destinati a non
avere mai fine: "è ottima, ma quella che faceva la nonna resta
insuperabile ... E la pasta con i ricci servirà a ricordare i
pantagruelici pranzi di Elisa e Nino Gattuso a Capomulini.
Nell'ascendenza femminile della mia famiglia materna, che è comune a
quella dell'autrice del presente libro, infatti, esisteva quasi un culto
per la cucina, com'è testimoniato dal vecchio Artusi della bisnonna
Irene (la stessa della torta di pere), o dalle ricette incollate dentro
rigidi quadernetti neri e dalle lettere infarcite di ricette che si
scambiavano fra di loro le sorelle Lacca
(la madre dell'autrice, la zia Jolanda, era una di loro).
Ecco, credo che il regalo che Stefania Albertini La Spina ha voluto fare
ai lettori di questo libro sia proprio questo: la possibilità di
condividere i propri ricordi con chiunque queste ricette metterà in
pratica, trasformando le
parole scritte in pietanze.
Niente come il profumo dei cibi, che è il fiato caldo di una casa, è
capace di far rivivere, seppure per pochi istanti, un tempo che non è
"perduto", ma soltanto "passato".
Le ricette che ho raccolte provengono da due
diverse tradizioni familiari: da una parte quelle di Jolanda Lacca
Albertini, mia madre, dall'altra quelle di Gisella Dell'Aria La Spina,
madre di mio marito. Jolanda era la più piccola delle sorelle Lacca (le
altre erano Vincenzina, Irene, Olga e Lina, ma vi era pure un fratello,
Gaetano Archimede), figlie del professor Stefano, matematico
insigne, e di donna Rosalia Riso Geraci.
La famiglia Lacca de Largan proveniva dalla Spagna, ma la stirpe era
quella dei Laconi, giudici ‑ sovrani di Sardegna a cui apparteneva
fra gli altri Eleonora d'Arborea, vissuta a cavallo dei secoli XIV e XV,
ricordata per aver rielaborato e completato la "Carta de Logu",
‑la più importante opera legislativa sarda del medioevo. Da alcune
generazioni, un ramo della famiglia si era stabilito a Palermo, luogo di
residenza anche della nobile famiglia Riso. A causa degli impegni
accademici del professor Stefano, i Lacca con intera figliolanza al
seguito, sul finire dell'ottocento, avevano vissuto in varie città, fra
le quali Catania e Messina. La cucina della famiglia di Jolanda aveva
quindi "assorbito" tradizioni gastronomiche da ognuna di quelle città
nelle quali aveva abitato.
Il matrimonio con Giulio Albertini, poi, aveva messo Jolanda in contatto
con abitudini culinarie del tutto differenti, in quanto gli Albertini
provenivano da Ravenna e nei primi del novecento si erano trasferiti in
Sicilia, dove l'ingegnere Attilio, padre di Giulio, aveva importanti
attività industriali (tra l'altro, la costruzíone di centrali elettriche
e delle prime pompe elettriche per l'estrazione dell'acqua dai pozzi), e
sua moglie Elisa, nata Guerrini, aveva continuato a preparare pietanze
tipicamente romagnole.
Se la mia famiglia aveva tradizioni culinarie miste, ma comunque tutte
"di città", quella della famiglia di Elio La Spina, mio marito, era al
contrario essenzialmente una cucina "di paese", traendo le proprie
tradizioni dal centro dell'isola e precisamente da Valguarnera, dove il
primo dei La Spina, Domenico, si era stabilito sul finire del XVII
secolo.
I La Spina provenivano, tuttavia, da Acireale ed erano strettamente
imparentati con la famiglia Gusmano, propaggine di quei de Guzman che
hanno dato alla storia un Santo (S. Domenico, fondatore dei domenicani),
un Viceré di Sicilia e poi di Napoli ed un primo ministro di Filippo IV
di Spagna (il duca de Olivares).
Mi piace ricordare anche la famiglia della nonna paterna di mio marito,
gli Spina, stabilitasi a Valguarnera intorno alla metà del XVII secolo
(proveniente da Messina e quindi da Castrogiovanni), a cui devo alcune
antiche ricette di dolci che si preparavano ad Enna, nel monastero di S.
Marco di cui una Madre Giuseppina era badessa.
A questo ramo appartenevano quel Josephus Spina, menzionato dal
Mongitore nella sua "Bibliotheca Sicula", "Ennensis Poeta" il quale "Claruit
anno 1590 quo edidit Variorum Epigrammatum librum ", pubblicato a
Messina per i tipi di Fausto Bufalino ed il Reverendo Padre Stefano,
Rettore e Consultore Generale dell'Ordine del SS. Redentore, che fu
confessore della regina Maria Teresa d'Asburgo, moglie di Ferdinando Il
di Borbone.
La famiglia di mia suocera, i Dell'Aria, era invece originaria di
Alimena e si era stabilita solo intorno al 1880 a Valguarnera, dove
aveva impiantato una fiorente attività industriale di cui si dirò in
seguito.
Le tradizioni gastronomiche della famiglia di mio marito, quindi, erano
quelle tipiche delle famiglie dell'interno della Sicilia, i cui riti si
celebravano nelle caratteristiche cucine dalle mattonelle smaltate e dai
rami lucenti, dove i paioli sobbollivano sempre, sprigionando
indimenticabili profumi.

Rosalia Stefania Albertini
"La dispensa della memoria" L'Almanacco Editore Anno 2004 Pagine 135
Formato cm.16 x 24 Prezzo € 15,50
Per contattare l'autrice:
Telefonare al n. 095 50 73 24 Cell. n. 340 46 98 605
tratte dal volume "La dispensa della memoria" Ricordi e sapori di famiglie siciliane” di Stefania Albertini

Filetti di orata alle olive nere
Stabilimento Dell'Aria, in una Cartolina degli inizi del 900