
Domenico Di Mauro nasce ad Acireale, in provincia di Catania, il 4 aprile 1913, da una modesta famiglia borghese.
Qui trascorse la sua infanzia e frequentò le scuole elementari ultimandole nel 1924. Sarà l’unico titolo di studio che il pittore riuscì ad ottenere.
Per lui, come per tanti altri ragazzi del tempo, dopo icinque anni
d'istruzione elementare, bisognava imparare un mestiere per dare
sostegno economico alla famiglia.
E Domenico Di Mauro, che aveva dimostrato predisposizione per il
disegno, pensò bene di trasferirsi nel paese di Aci S. Antonio nei
pressi di Acireale, dai nonni paterni, dove nelle botteghe i giovani
promettenti venivano iniziati da maestri pittori all’arte del
carretto. Il paese era, senza dubbio, il centro più importante della
Sicilia orientale per quel che riguarda questa arte e vantava la
presenza di:
Cosi nel 1925, all’età di dodici anni, Domenico Di Mauro entro nella bottega dello zio Vincenzo. Questi era un tipo un po’ burbero nell’aspetto e nei modi, ma ebbe fin dall’inizio un occhio di riguardo per il nipote.
Aveva scorto in lui una forte passione per la pittura e un talento notevole: una combinazione perfetta per diventare un grande pittore di carretti.
L’arte di dipingere i carretti era nata nella meta dell’Ottocento, per dare un tocco di colore alla solitaria giornata dei trasportatori siciliani. I carrettieri si recavano dai pittori e si facevano dipingere nelle fiancate e nelle assi delle ruote i soggetti di loro gradimento.
Inizialmente la scelta ricadde su quelli sacri, a guisa di protezione per se stessi e per il carro; unico mezzo in grado di esorcizzare ogni pericolo di male futuro. Col passare del tempo, il repertorio si era arricchito di nuovi temi per 1’influenza dei cantastorie, che andavano in giro per la Sicilia narrando di cavalieri e di amori.
I santi furono soppiantati (senza mai scomparire del tutto dal carretto) dalle storie dei paladini e soprattutto dalle scene di "Cavalleria Rusticana", la novella che Giovanni Verga aveva dedicato proprio alla nobile figura del carrettiere.I1 tutto, comunque, senza pretese di esecuzioni di qualità; colori piatti e sgargianti. Questo era quanto richiedeva il gusto popolare.
La vita alla bottega non
era facile; ci si alzava all’alba e bisognava dedicarsi alla pittura
tutti i giorni con costanza, per potersi impossessare del mestiere.
Niente sabati, né domeniche; solo colori, preparati con terre
naturali e olio di lino. Ma per Domenico Di Mauro non era un
sacrificio; giorno dopo giorno prendeva sempre più confidenza con il
pennello e la tavolozza variopinta.
Lo rendeva insoddisfatto il non poter trasmettere un po’ di arte a
quelle figure che vivevano piatte sul carretto, senza ombra, né
luce, né senso plastico. Dopo soli due anni trascorsi sotto la guida
dello zio Vincenzo, Di Mauro fu in grado di mettersi a lavorare in
proprio e lo fece a S. Teresa Riva, in provincia di Messina. Fu
invitato da un maestro di bottega, che avendo sentito parlare della
bravura del ragazzo acese, lo volle con sé per dipingere alcune
fiancate di carretto. Tre anni dopo lo ritroviamo in una bottega di
Scordia, in provincia di Catania.
Sia questa esperienza che la precedente non si protraggono per lungo
tempo. Ultimato il lavoro e fatto ritorno ad Aci S. Antonio,
Domenico Di Mauro medita di aprire una bottega tutta sua; finalmente
nel 1928 trova un locale in via Veronica, alle spalle della Chiesa
Madre.

Vi resterà solo un paio di anni. Nel 1931 si trasferisce infatti al numero 66 di via Regina Margherita, nella bottega di Giuseppe Zappalà, del quale sposerà la figlia nel 1936. In quel periodo comincia a interessarsi di politica. Nel 1944 compie la sua scelta ed entra a far parte del movimento socialista, al quale resterà fedele per tutta la vita.
Partecipa attivamente a varie manifestazioni politiche di protesta e, accusato di antifascismo, corre il rischio di essere espatriato. La sua grinta e la sua caparbietà conquistano la simpatia dei compaesani che lo eleggono sindaco proprio nel ’44.
E’ dello stesso anno la nomina a presidente dell’U.RR.A. (che prese
più tardi il nome di Assistenza Ega), 1’associazione che si occupava
di distribuire ai bisognosi i viveri inviati dagli americani. Fin
quando 1’associazione e nelle sue mani tutto fila per il meglio.
Qualche anno dopo, sotto la presidenza di approfittatori, ai
bisognosi arriverà ben poco.
Nonostante il bene della collettività gli stia molto a cuore il suo
grande amore resta la pittura. Gli impegni politici lo tengono
lontano dai suoi carri solo per un paio d’ore la mattina. Il resto
della giornata lo trascorre alla bottega dove ritrova se stesso tra
i colori e le fiancate. Rimarra in carica al comune dal 1944 al
’46.Ritornato un semplice cittadino può riprendere a fare il pittore
a tempo pieno, ma senza trascurare le sue idee di socialista. E
approfitta più di una volta della sua bravura con il pennello per
creare episodi di satira politica; proprio sui pannelli del
carretto.
In occasione di una sfilata per le vie del paese dipinge, su un
fianco del carro, una carrozza, con sopra un uomo che punta col dito
la direzione, trainata da un branco di pecore e lumache; e il popolo
che si fa ammaliare e guidare dal politico corrotto.
Gli anni che
seguirono videro Di Mauro sempre più preso dalla passione per la
pittura. Il numero di pittori, nel paese era aumentato e purtroppo
le richieste di lavoro non si presentavano di frequente. Questo
perché il carretto aveva ormai perso la sua funzione strettamente
utilitaria; andavano prendendo il suo posto i mezzi di trasporto
motorizzati.
Questo n'aveva migliorato la qualità delle pitture; non dovendo più
essere solo un motivo di conforto per il carrettiere, il colore si
era raffinato, sfumato, in vista dei nuovi committenti: i
collezionisti. Ma le richieste, anche da parte loro erano
rare. Questo portò ad un periodo di crisi tra il 1951 e il
1953.Domenico Di Mauro, cosi come gli altri pittori del paese,
dovette rivolgere il proprio interesse alla produzione di souvenir
per i centri turistici della Sicilia. Dipinse piccoli carri,
tamburelli, oggetti in terracotta e quando capitava l’occasione
anche Moto- Ape. Risale proprio a quegli anni 1’usanza (tuttora in
voga) di effigiare questi mezzi motorizzati con gli stessi soggetti
usati per i carretti.
Domenico Di Mauro dovette farlo per necessità. Non amava quelle
fredde superfici di metallo sulle quali il colore perdeva gran parte
della sua energia. Le sue figure, le sue scenografie non chiedevano
di meglio che vivere sulle assi di legno del carretto. Quando
intorno al 1954 diverse botteghe dovettero chiudere a causa delle
richieste che scarseggiavano, la situazione cominciò a migliorare
per i pochi che avevano continuato a lavorare adattandosi alle
esigenze. Domenico Di Mauro tornò ai suoi carretti con il preciso
intento di donargli L’arte che aveva covato dentro di se tutti
quegli anni.
Sulla sua tavolozza i colori si smorzarono e il pennello fece da
tramite per trasmettere la sua passione alle figure e alle
ambientazioni. Un tempo doveva adoperare tinte forti, destinate a
resistere alle intemperie cui le sponde dei carretti andavano
incontro nella quotidianità del lavoro. Ma adesso poteva finalmente
dare "corpo" alle sue figure, renderle plastiche con la luce e le
ombre.
Nel giro di pochi anni il carretto, grazie alla sua bravura di pittore, si trasformò in un ricercato oggetto d’arte. Nessuno mai aveva dato tanto all’umile carretto e nessuno riuscì ad eguagliare la qualità e la raffinatezza delle sue esecuzioni. Risale a questo periodo 1’incontro con Carlo Levi (Torino 1902 - Roma 1975), pittore neorealista, scrittore (autore fra l’altro del celebre libro "Cristo si e fermato a Eboli") e antifascista militante (proprio come Domenico Di Mauro).
I due si conobbero in occasione di un incontro politico svoltosi a Catania. Fu l’inizio di una forte amicizia durata fino alla morte di Levi. Tutte le volte il pittore torinese si recava in Sicilia andava a trovare Di Mauro nella sua bottega dove si discuteva di arte, di vita e anche di politica.
Levi nutriva una grande ammirazione per quell’uomo che aveva scelto
di fare omaggio del suo talento a quell’arte popolare piuttosto che
alla tela. Suggerì comunque all’amico di provarla. Di Mauro si
avvicinò cosi alla pittura su tela ma senza mai allontanarsi troppo
dai sui carretti. La sua strada era quella; questo era quanto gli
suggeriva il cuore.
Alla fine degli anni ’50 conobbe il pittore Corrado Cagli in
occasione della Mostra Internazionale di pittura di Acitrezza, paese
reso celebre dalla famiglia dei Malavoglia di Verga.
Dopo Carlo Levi sarà Corrado Cagli la seconda grande amicizia della
sua vita.Tutti restavano colpiti della sua pittura e l’interesse che
nacque per le sue creazioni fece giungere 1’eco della sua maestria
nell’Italia settentrionale e aldilà delle Alpi.
La committenza, che si era già spostata nella sfera dei
collezionisti, ben presto toccò anche quella dei musei. Chiunque
venisse a visitare la Sicilia faceva tappa nella sua bottega. Cosi
Domenico Di Mauro ebbe il piacere di accogliere nel 1962 il premio
Nobel Salvatore Quasimodo, e negli anni successivi il regista Pier
Paolo Pasolini e molti altri illustri personaggi. Il 12 Aprile 1963,
due poliziotti motociclisti che scortavano una lunga fuoriserie
scura, si fermarono davanti alla sua bottega. Ne scesero il re
Gustavo di Svezia e la consorte venuti a fare personalmente i loro
acquisti. Fu tanta la sorpresa e 1’imbarazzo del pittore in quel
momento.
Le ordinazioni ormai fioccavano e nel decennio 1960-1970 il lavoro
fu per Di Mauro solo un piacevole pretesto per migliorare ancora la
sua pittura.
Nel 1970 ricevette 1’invito, dalla città di Firenze, di partecipare
alla Mostra Internazionale dell’Artigianato. Fu il primo di una
lunga serie di viaggi, lontano dalla sua terra, che lo portarono nei
più importanti centri dell’Italia centrale e settentrionale.
Invitato dall’UNESCO si reco a Milano per dipingere in Piazza del
Duomo, le fiancate di un carretto sotto gli occhi esterrefatti dei
numerosi spettatori accorsi per 1’occasione. Domenico Di Mauro si
sentiva veramente compiaciuto nel vedere tanto interesse nei
confronti della sua arte. E soprattutto era fiero di poter
trasmettere attraverso quei colori e quelle storie, le atmosfere
vive e solari della sua amata Sicilia. Ciò che colpiva era
l’esecuzione delle pitture; la sua era un’arte sapiente e ben
rifinita che dimostrava sensibilità figurativa e cromatica e metteva
in luce le sue capacità rappresentative.
Nel 1979 un alto personaggio, interessato nei rapporti commerciali
italo-inglesi gli ordino un carretto che sarebbe stato fatto
sfilare, con dei gruppi folkloristici, dinanzi alla regina
d’Inghilterra. Sarebbe stata gradita la sua presenza e gli fu
inviato il biglietto per Londra.
Il pittore non era allettato dall’idea di quel viaggio; la sua
presenza era ingiustificata visto che sarebbe bastata quella del suo
carretto. Quindi rifiutò l’invito.
All’estero vi si reco qualche anno dopo, in occasione di quella che
sarà l’esperienza più gratificante: la sua partecipazione alla Feté
de 1’Umanita di Parigi, svoltasi il 12 e 13 settembre 1981 nel parco
"La Corneuve". Fu invitato a rappresentare la Sicilia al padiglione
"Tourisme et Travail", un ente con dodicimila dipendenti e 75
villaggi sparsi in tutto il mondo. In quell’occasione quasi un
milione di persone poterono ammirare Di Mauro a lavoro sui portelli
e sulle fiancate dei carretti. Il suo successo senza precedenti
convinse il direttore dell’organizzazione a chiedere a1 pittore di
esporre per 1’anno successivo un carretto completo. Così, nel 1982,
la sua creazione fu esposta nel più prestigioso museo etnologico del
mondo: il "Musée de l’homme" di Parigi (dove tuttora si trova).
L’avventura parigina lo rese raggiante e fatto ritorno ad Aci S.
Antonio ne racconto con la meraviglia di un bambino. Riprese a
dipingere con più entusiasmo di prima e arricchì il proprio
repertorio con nuovi soggetti di argomento classico e addirittura
operistico.Dalla Bohème al Lohengrin e soprattutto scene della
grande tradizione storica italiana: la battaglia di Spartaco,
l’eroismo di Publio Decido Mure, i combattimenti della Lega italica
a Corfinio. Anche scene mitologiche di tradizione greca. Le
richieste di lavoro cominciarono a giungere anche dall’estero. Un
piccolo carro con sopra effigiate le vicende del Presidente
americano John F. Kennedy, fu spedito alla Casa Bianca. Altre sue
creazioni trovarono posto nei musei o nelle case dei collezionisti
di Leningrado, di Mosca, di Tokyo e di altre città del mondo. La
fama e il successo nonostante fossero inebrianti, non toccarono mai
la semplicità e l'umiltà di Domenico Di Mauro.Neanche quando nel
1983, per la manifestazione internazionale "Etna d'oro", la
commissione ministeriaie gli assegno l’ambito "Trofeo del Maestro",
strappandolo al pittore Renato Guttuso: "Caposcuola, insigne maestro
della pittura folcloristica, Domenico Di Mauro ha contribuito a
diffondere attraverso i suoi colori nel mondo, la storia in un alone
di millenaria tradizione, del generoso popolo siciliano". La
motivazione portava la firma del Procuratore della Repubblica Alfio
Cocuzza, presidente del premio internazionale "Etna d’oro".
L’avvenimento suscitò l’interesse del critico Mario Grasso. Dopo
essere stato diverse volte ospite nella bottega di Di Mauro, scrisse
al pittore acese: "La sua attività vera, primigenia e il dar via
libera alla sua vivida fantasia di bozzettista e colorista. Ed e
cosi che nuove fiancate si animano di personaggi mitici e di
bozzetti di folklore siciliano sotto le sue mani d’artista e di
poeta del segno e del colore. E’ il suo estro ingenuo e geniale a
ridare corpo alla leggenda di Aci e Galatea, a quella dei Ciclopi o
a scene toccanti di Cavalleria Rusticana e ancora della Gerusalemme
Liberata".Nello stesso periodo conobbe anche Enzo Maganuco, docente
di Storia dell’arte all'Università di Catania e studioso delle
tradizioni isolane. II suo amore per il folklore siciliano e in
particolare per 1’arte del carretto lo portarono proprio nella
bottega di Di Mauro, dove avvenne il loro primo incontro. Maganuco
si recò speso ad Aci S. Antonio per fare visita al pittore. Si
rivelo una persona affascinante e soprattutto un amico. Avevano in
comune l’amore per quell’arte, che li tenne vicini per diversi anni,
fino alla morte del professore Maganuco."Domenico" gli diceva " è
bene che tu ti avventuri nel mondo della pittura su tela, ma non
allontanarti troppo dai tuoi carretti". Di Mauro condivideva le idee
dell'amico; ormai il suo talento viveva al servizio di quelle grandi
ruote e delle crude fiancate assetate di colore, che gli scultori
avevano impreziosito di intagli di gusto baroccheggiante.
Successivamente ebbe il piacere di conoscere anche il poeta Andrea
Zanzotto e Giorgio Barberi Squarotti. Verso la meta degli anni ’80,
colpito dalla pittura del ’700 e del ’800, pensò di trasferirne
alcuni soggetti sui suoi carri. In particolare gli piacque Frangois
Boucher (1703-1770), pittore esponente del Rococò francese. La sua
era un’arte festosa, raffinata, piena di gioia di vivere; inoltre,
ed e questo che aveva colpito maggiormente il pittore acese, le sue
leziose figure erano tratte dalla mitologia. I corpi femminili che
Boucher amava ritrarre erano di perfette proporzioni, trionfanti
nella loro nudità di adolescenti, caldi di colori tenui e delicati.
Cosi Di Mauro, nel 1988, trasferì sulle fiancate del , carretto "Il
riposo di Diana uscita dal bagno" e "Silvia ’ che guarisce Fillide
dalla puntura di una vespa". E lo fece convertendo i soggetti di
Boucher al suo stile; colori si sfumati ma tinte più accese per la
sua Diana. Il risultato sarà notevole e raccoglierà ammirazione da
critici e artisti. Di Mauro giunge alle soglie degli anni ’90 con
uno stile ormai pienamente maturo e settanta anni di attività alle
spalle. Le sue giornate lavorative si vanno accorciando; non più
sveglie all’alba e colori fino a tarda sera. I ritmi si sono
rallentati. Ma la passione per la pittura e per i carretti e rimasta
quella di una volta. Oggi Domenico Di Mauro ha ottantacinque anni e
..dipinge ancora nella sua bottega ad Aci S. Antonio. Il , suo unico
figlio Nello, che ha ereditato dal padre la passione per la pittura,
non ha seguito la strada dell’arte del carretto. Lavora come
archivista all’Intendenza di finanza di Catania ed e un bravo
pittore naïf.
II rammarico di Domenico Di Mauro e proprio quello di non avere
numerosi apprendisti nella sua bottega; quattro o cinque in tutto,
che vi si recano saltuariamente.La sua arte non suscita più
l’interesse di una volta fra la gente; molti non sanno neanche chi e
Domenico Di Mauro e cosa ha rappresentato ne1la sfera del folklore
siciliano. Il suo e un mestiere in via di estinzione come quello
dello scultore di carretti , del maestro ferraio e del costruttore.
L’ultimo costruttore di , carretti ad Aci S. Antonio e morto nel
1989, ed era Lorenzo D’Agata. Ora vengono costruiti nel paese di
Belpasso o in altri centri dell’entroterra siciliano. Da anni Di
Mauro si batte per fare istituire una scuola regionale d’arte ma la
sua voce e rimasta sola. Sarebbe un peccato far morire una
tradizione , tanto affascinante e ricca di cultura e di poesia.
Intanto, nella sua bottega, ci sono ancora numerosi carri che
aspettano di essere battezzati dai suoi colori. E gli impegni di
artista lo portano in piazza a dipingere davanti ai ragazzi delle
scuole d’arte o alle sfilate di carri, come quella svoltasi ad
Acireale il 5 agosto ’95, alla quale erano presenti due sue
creazioni. Di Mauro e ancora preso totalmente dalla sua arte e dalla
sua passione e pensa con amarezza al momento cui dovrà chiudere i
suoi tubetti e riposare i pennelli. Ben presto per il carretto non
ci sarà più luce; sta già consumando il suo crepuscolo.
Analizzare lo stile di Domenico Di Mauro e compito piuttosto arduo,
se non s'inquadra il contesto nel quale il pittore ha operato: il
mondo dei carretti. La sua pittura non ha motivi ricorrenti o forme
riscontrabili solo nelle sue creazioni; ma se ci trova davanti ad
una di queste si avverte subito la presenza del pittore acese. La
sua presenza e testimoniata dall’armonia dei colori, dall’uso della
prospettiva e dalla plasticità delle figure. Abbiamo detto che la
pittura dei carretti e nata nella metà dell’Ottocento per dare un
tocco di colore alla "grigia" giornata del carrettiere. E tale e
rimasta fino al Novecento quando, con l’avanzare del progresso il
carretto ha perso la sua funzione per entrare, come simbolo nel
mondo del folklore siciliano. Nonostante le trasformazioni subite
nel tempo, si erano visti eclatanti mutamenti a livello pittorico
prima del contributo di Domenico Di Mauro. La tavolozza si era
arricchita di nuove tinte (con i colori primari al completo e
secondari; i primi pittori si contentavano di effigiare solo di
rosso il carretto, perché risaltava sul colore base giallo
pastello), il repertorio di nuovi temi ma le figure avevano
"continuato a vivere piatte su piatte scenografie. II nostro
Domenico ha introdotto in quel mondo policromo la prospettiva, dando
un primo importante contributo a quell’arte. Poi ha sfumato le
tinte; e cosi sono nate le sue figure che sembrano venire avanti
fino a staccarsi dalle fiancate per vivere di vita propria. La luce
gioca un ruolo di rilievo sui suoi soggetti; non proviene mai dalla
stessa fonte. A volte da destra, altre dall’alto, e ancora da
sinistra; e bianca, limpida e incide figure carezzandole.
Accende i colori delle scene del carro come il rosso, il giallo, il
verde, l’azzurro, per poi posarsi sui candidi visi delle figure
femminili dalle guance rosse di sole di Sicilia. I visi maschili
hanno tinte più scure derivate dall’unione di terra gialla, terra di
Siena e bianco, per dare forza virile.
E mentre sulle fiancate laterali mette in scena gli uominie le loro
vicende, ha riempito il resto con decorazioni pittoriche. Fiori,
animali, figure geometriche, e tutto quanto fervida fantasia gli ha
suggerito, hanno popolato la cassa, piano quadrato o rettangolare
che accoglieva il carico (solitamente realizzata in legno di
faggio).Compaiono motivi decorativi anche sulle due fiancate (in
noce), ai lati della precedente, dette anche "masciddari", la dove
la rappresentazione delle scene ha lasciato spazio. Compaiono sulle
due assi che, parallele, partono da sotto la cassa percorrendola
nella sua lunghezza e si prolungano anteriormente al carro per
permettere di attaccarvi il cavallo. La cascia di fusu, in ferro
battuto, posta sotto il carro le cui forme lavorate a mano
richiamano i soggetti delle fiancate; vi ritroviamo le teste dei
paladini, animali tratti dalla mitologia e non, fiori, duelli di
cavalieri. E cosi accade anche per le due grandi ruote collegate da
un asse. Il suo stile e riconoscibile dalle decorazioni solo se
queste si osservano nell’insieme del carretto ; sono motivi ripresi
anche da altri pittori che però non riescono a raggiungere la sua
stessa armonia
Per essere certi dell a "sua" presenza bisogna indubbiamente
guardare le scene riprodotte sulle fiancate.
Qui vengono alla luce le caratteristiche del suo stile: quella
prospettica, cromatica, plastica.
Anche se all’apparenza queste tre parole, senza essere approfondite,
appaiono spoglie, normali, abili nell’intera sfera pittorica esse
vanno inquadrate in quel contesto particolare citato all'inizio del
capitolo.
Domenico Di Mauro e stato infatti il primo ad introdurre nel mondo
della pittura dei carretti e l'unico a proporle con un linguaggio
altamente qualitativo.Mi spiego meglio: nelle sue creazioni non ci
sono motivi ricorrenti, colori predominanti particolari tagli
prospettici e tracce stilistiche di illustri pittori.
La parola "stile" e nel suo caso sinonimo di qualità di esecuzione;
e nessun altro pittore di carretti ha dunque raggiunto il suo
"stile".
Le sue tinte passono delicatamente dal chiaro allo scuro.
I corpi sono morbidi: e quando si mostrano nudi la luce vi scivola
sopra evidenziandone le forme statuarie. E la prospettiva gli
permette di creare scenari dove poter far "vivere" i suoi
personaggi. ll punto di fuga prospettico non è mai lo stesso; si
sposta a seconda di quel che la fantasia gli suggerisce.
Ma la prospettiva e sempre esatta; c’e un’attenta scansione di piani
che degrada in lontananza con atmosfere sfumate, quasi leonardesche.
Le figure si trovano sempre in primo piano mentre lo sfondo
rappresenta generalmente un paesaggio naturale o urbano.
Dove ha imparato tutto quanto costituisce il suo bagaglio artistico?
Sicuramente nella sua bottega; giorno dopo giorno, pennellata dopo
pennellata la sua innata passione per i colori gli ha permesso di
raggiungere tali livelli. Dunque questo grande talento non e stato
frutto di lunghi anni di studi artistici o di contatti con grandi
maestri del colore; e nato con lui, nel momento in cui ha dato il
primo sguardo al mondo .
Nel corso della sua vita è maturato per poi manifestarsi
nell’adolescenza e prendere forza con l'esperienza di anni e anni di
lavoro.
I critici stentano a credere che non abbia frequentato scuole a
indirizzo artistico. Ma non c’è da stupirsi.
La magia dei suoi colori non la si può spiegare; bisogna esserne
investiti mettendosi davanti una sua creazione, osservandola
nell’insieme. L’armonia che ne scaturisce deriva da un’attenta cura
degli accostamenti cromatici. Non c’e colore che strida con quelli a
lui vicino; non c’e motivo decorativo che possa vivere lontano dal
contesto in cui si trova.
Quando ad esempio dipinge una ruota se ne deve allontanare dopo
averla arricchita di un nuovo colore ; solo così riesce a coglierne
1’armonia. E la sua mano sapiente che si dilunga nel pennello sa
smorzare le tinte che , arroganti, cercando di sopraffare le altre.
Ma i colori li ama tutti, indistintamente. Così come non ci sono
soggetti che predilige. Alcuni appartengono alla tradizione
cavalleresca, altri alla letteratura, altri alla mitologia e via
proseguendo fino a giungere a quelli che sono derivati dalla sua
esperienza parigina: le tele dei grandi pittori, ammirate al museo
del Louvre.
Oltre a Boucher, del quale abbiamo già parlato nel capitolo dedicato
alla sua vita, lo hanno colpito Sebastiano Ricci, Peter Paul Rubens,
Nicolas Poussin e Jacques Louis David. Ha riportato sulle fiancate
dei carretti le opere più significative di questi pittori e lo ha
fatto per dare ancora più prestigio alle sue creazioni .
Ne ha ammirato i caldi colori, i corpi plasmati dalla luce,
l’esaltazione vitale; li ha certamente sentiti al suo stile .
Ad esempio i1 "Ratto delle sabine" di Poussin è cromaticamente
accostabile al carretto; ci sono il rosso, l'azzurro, il giallo, il
verde. Ma c’è anche un fattore riscontrabile nelle pitture di Di
Mauro: la forza espressiva del drappeggio, che lo distingue ancora
una volta dagli altri pittori di carretti.
La sua conoscenza dei colori, la sua bravura con i pennelli, lo
hanno portato a trattare le stoffe magistralmente. Non ultima la sua
voglia di dare il meglio al suo amato carretto. Questo uomo
eccezionale deve la sua maestria fondamentalmente a se stesso, alla
sua voglia di migliorarsi e a Madre Natura che gli ha fatto dono di
un così grande talento.
Naturalmente agli esordi la sua pittura non aveva nulla di diverso
da quella degli altri pittori;
oggi ne è lontana anni luce. Ha dato importanza al carretto
elevandolo a "opera d’arte"; al di fuori della sua non ci sono altre
opere d’arte nel mondo dei carretti.
Se vi trovate davanti un carro siciliano dalla perfetta armonia
cromatica, dalle figure sapientemente trattate sulle quali la luce
plasma le forme e dalle scenografie che sfumano in lontananza sotto
l’influenza della prospettiva, non potete sbagliare: state ammirando
una
creatura di Domenico Di Mauro.

Domenico Di Mauro 22.03.2008 Scheda tematica, a cura della Bellini Broadcasting Service