U cafè dell'Arti di Modica
Fra i divertimenti cchiù tipici e aspittati e non solo da mia che
era picciriddra, c'era a gita in macchina ai bellizzi naturali, ai
bellizzi artistici e ai bellizzi do gusto inteso come palato, ovvero
gola.
In Sicilia è tutto un magnificare di cibo, mi pariva che tutta
l'intera esistenza isolana si avviluppasse torno torno o tema
centrale, che si può riassumere nella frase pronunziata in ogni casa
a capo 'e matina: "che si mancia oggi?".
Allura era tutto un fermento di proposte cui ognaruno forniva il suo
prezioso contributo; e così da ogni casa di Sicilia uscivano
preziosissimi vapori di cibo già dalle sette 'e matina.
Ma chista era a situazioe d'ogni iorno: ne feste - che
fortunatamente erano continue - era tutto diverso, si iva tutti
insemola in macchina al Cafè dell'Arti a Modica, indiscusso tempio
da cchiù sublime religioni do palato.
S'accumenzava, che intanto iu, dato che era picciriddra, stava
settata anzi, incasata in macchina dietro e in centro fra due
polpose allegre e floreali zie - matre quante c'erano di zie tutte
che reclamavano u primo posto no me cori a suon di abbracci
sudatizzi e rumorosissimi baci - a qual cosa, come si po capiri, non
mi piaciva per nenti. Se poi si pensa ca i finestrini aviano a
essere tenuti chiusi pirchì a correnti porta drittu drittu alla
fossa e ca tutti parravano a vuci di testa per farsi sentere da l'autri
che parravano chiù forti per prevalere, allura l'effetto "matri, ma
dove sono capitata", era completo.
Come si vole e come non si vole a macchina veniva parcheggiata
davanti o Cafè dell'Arti di Modica. Le care zie schizzavano fuori in
men che non si dica e contemporaneamente per aggiudicarsi a pole
posiscion in pasticceria. Iu, una volta libera dalla morsa
dell'affettuoso caos, per mano di mia matre, facevo il mio ingresso
nel tempio.

Come in ogni tempio il silenzio era assoluto e i costernati "fedeli"
parrando sulo cull'occhi, recitavano sommessamente le seguenti
preghiere laiche:
- Ringraziamento alla madonnuzza pi' tutto dru bendiddio;
- Invocazione o spiritu santu di illuminari a scelta ca avissero dovuto fari di là a pocu;
- Pirdono preventivo, se l'abbuffatina cui s'accingevano, potesse configurare offisa alla fame nel mondo, nel caso che quello fusse da considerarsi un piccato.
Naturalmenti le ziette si professavano tutte di pocu appitito,
squasi annoressiche, mischineddre, per cui davano sempi a precedenza
'na scelta all'autri, pi aviri u tempu, iu credo, di pianificare
subdole strategie.
Mentre io sceglievo il classico cioccolato che equivale all'immagginariu
infantile a "aiu bisogno d'affettu e di coccole, non viditi comu
sonu piccola e carina!", a sinfonia continuava su altre più
strutturate note sonate dalle care zie. In pratica, in un crescendo
tipo apocalissi nau piombavano sui pasticcini animate dalle note
della cavalcata delle valchirie.
Ca boccuzza picciriddra addentavano a muzzicuneddri u bignè, che
stizzitu, metteva in fuga il suo pastoso zabaione in direzzione
opposta, ma era subito sconfitto da una distinta e ben assestata
liccatica che recurava u fuggitivo.
Naturalmente nulla di quel bendiddio poteva rimanere inesplorato e,
una volta dato l'avvio, si continuava così: 'mpanatigghie, nucatoli,
aranciotti, frutta martorana, quaresimamali (che chiddri, magari
fuori stagione erano boni), e una mezza granita, sempri per rimanere
nell'ambito della sobrietà!
Io, per nulla depistata dalla cavalcata delle valchirie, sondavo
pionieristicamente i più arditi ed estremi confini del gusto,
dedicandomi con assoluta dedizzione allo sconfinato universo da
cioccolatta, delle sue galassie, pianeti e satelliti compresi, che
mi dischiudeva con generosità gli orizzonti del paradiso terrestre.
Avia da pocu letto u libro di Collodi, Pinocchio, e subito mi
apparve chiaro che l'esperienza che stavo vivendo era precisamente a
stissa do paesi di balocchi. Ma senza tema alcuna, indicai al
cameriere un autru tipo di coccolatta, affrontando sorridente
l'imminente rischio delle orecchie di scecco,.
Daniela Grifeo
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