Daniela Grifeo

Cannolicchi siciliani

Ovvero, flesc e becch di 'na picciridda siciliana

U cafè dell'Arti di Modica

Fra i divertimenti cchiù tipici e aspittati e non solo da mia che era picciriddra, c'era a gita in macchina ai bellizzi naturali, ai bellizzi artistici e ai bellizzi do gusto inteso come palato, ovvero gola.
In Sicilia è tutto un magnificare di cibo, mi pariva che tutta l'intera esistenza isolana si avviluppasse torno torno o tema centrale, che si può riassumere nella frase pronunziata in ogni casa a capo 'e matina: "che si mancia oggi?".
Allura era tutto un fermento di proposte cui ognaruno forniva il suo prezioso contributo; e così da ogni casa di Sicilia uscivano preziosissimi vapori di cibo già dalle sette 'e matina.
Ma chista era a situazioe d'ogni iorno: ne feste - che fortunatamente erano continue - era tutto diverso, si iva tutti insemola in macchina al Cafè dell'Arti a Modica, indiscusso tempio da cchiù sublime religioni do palato.
S'accumenzava, che intanto iu, dato che era picciriddra, stava settata anzi, incasata in macchina dietro e in centro fra due polpose allegre e floreali zie - matre quante c'erano di zie tutte che reclamavano u primo posto no me cori a suon di abbracci sudatizzi e rumorosissimi baci - a qual cosa, come si po capiri, non mi piaciva per nenti. Se poi si pensa ca i finestrini aviano a essere tenuti chiusi pirchì a correnti porta drittu drittu alla fossa e ca tutti parravano a vuci di testa per farsi sentere da l'autri che parravano chiù forti per prevalere, allura l'effetto "matri, ma dove sono capitata", era completo.
Come si vole e come non si vole a macchina veniva parcheggiata davanti o Cafè dell'Arti di Modica. Le care zie schizzavano fuori in men che non si dica e contemporaneamente per aggiudicarsi a pole posiscion in pasticceria. Iu, una volta libera dalla morsa dell'affettuoso caos, per mano di mia matre, facevo il mio ingresso nel tempio.


Come in ogni tempio il silenzio era assoluto e i costernati "fedeli" parrando sulo cull'occhi, recitavano sommessamente le seguenti preghiere laiche:

  1. Ringraziamento alla madonnuzza pi' tutto dru bendiddio;
  2. Invocazione o spiritu santu di illuminari a scelta ca avissero dovuto fari di là a pocu;
  3. Pirdono preventivo, se l'abbuffatina cui s'accingevano, potesse configurare offisa alla fame nel mondo, nel caso che quello fusse da considerarsi un piccato.

Naturalmenti le ziette si professavano tutte di pocu appitito, squasi annoressiche, mischineddre, per cui davano sempi a precedenza 'na scelta all'autri, pi aviri u tempu, iu credo, di pianificare subdole strategie.
Mentre io sceglievo il classico cioccolato che equivale all'immagginariu infantile a "aiu bisogno d'affettu e di coccole, non viditi comu sonu piccola e carina!", a sinfonia continuava su altre più strutturate note sonate dalle care zie. In pratica, in un crescendo tipo apocalissi nau piombavano sui pasticcini animate dalle note della cavalcata delle valchirie.
Ca boccuzza picciriddra addentavano a muzzicuneddri u bignè, che stizzitu, metteva in fuga il suo pastoso zabaione in direzzione opposta, ma era subito sconfitto da una distinta e ben assestata liccatica che recurava u fuggitivo.
Naturalmente nulla di quel bendiddio poteva rimanere inesplorato e, una volta dato l'avvio, si continuava così: 'mpanatigghie, nucatoli, aranciotti, frutta martorana, quaresimamali (che chiddri, magari fuori stagione erano boni), e una mezza granita, sempri per rimanere nell'ambito della sobrietà!
Io, per nulla depistata dalla cavalcata delle valchirie, sondavo pionieristicamente i più arditi ed estremi confini del gusto, dedicandomi con assoluta dedizzione allo sconfinato universo da cioccolatta, delle sue galassie, pianeti e satelliti compresi, che mi dischiudeva con generosità gli orizzonti del paradiso terrestre.
Avia da pocu letto u libro di Collodi, Pinocchio, e subito mi apparve chiaro che l'esperienza che stavo vivendo era precisamente a stissa do paesi di balocchi. Ma senza tema alcuna, indicai al cameriere un autru tipo di coccolatta, affrontando sorridente l'imminente rischio delle orecchie di scecco,.

Daniela Grifeo

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